Emergenza edilizia scolastica

I primi fondi ci sono: dal  ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, sono stati assicurati 150 milioni all’edilizia scolastica, ottenendo nel primo Consiglio dei ministri del governo Renzi la proroga del “bando per l’assegnazione dei fondi per l’intervento sull’edilizia scolastica”. Inoltre, nel  grande piano dell’edilizia – che sarà concordato con le amministrazioni locali – la Giannini  assicura uno stanziamento di una cifra non inferiore ai 4 miliardi, come risultato dello sblocco del patto di stabilità interno. Il bando in questione scadeva il 28 febbraio e il denaro che finanzia il Piano straordinario di manutenzione – che ha ricevuto una valanga di richieste, per oltre un miliardo di euro – può finalmente venire destinato. Il fondo più consistente previsto per il futuro, sarà da spendere sui singoli territori, tra il 15 giugno e il 15 settembre, nell’ambito del piano straordinario di investimenti, nel quale la stabilità delle aule e degli edifici scolastici saranno tra le priorità.

In base all’ultimo rapporto dell’Ance, l’associazione dei costruttori, sono oltre 24mila le scuole si trovano in aree a elevato rischio sismico, più di 6mila in aree a forte rischio idrogeologico. Almeno un terzo del patrimonio scolastico, secondo questa analisi, è da “rottamare”, e quindicimila gli edifici diventati inadatti a ospitare una scuola, o perché strutturalmente incompatibili con le norme tecniche di sicurezza o perché caratterizzati da un rischio eccessivo per alunni e docenti in caso di emergenza.

E intanto, da parte di studenti e insegnanti, cominciano le denunce dei casi più drammatici, inviando foto di aule e strutture disastrate a vari siti e community scolastiche. Tra le segnalazioni, ci sono scuole colpite da infiltrazioni, riscaldamenti che si rompono di continuo, muffa e spifferi nelle aule, laboratori inutilizzabili, pezzi di intonaco che si staccano dalle pareti e impianti elettrici inadeguati, la presenza amianto in alcuni tetti, e via dicendo.

Margherita De Nadai