“Oppia”, la piattaforma di Google che rivoluzionerà l’educazione?

Un sistema per rendere più semplice a tutti l’apprendimento di nuove attività, come suonare il pianoforte o ripassare le leggi della fisica: si tratta di Oppia, il progetto open source di Google che ha fatto il suo debutto in questi ultimi giorni. Una piattaforma sempre in divenire, dove chiunque può contribuire ad accrescere le modalità con cui imparare un’attività, attraverso un’interfaccia web accessibile senza bisogno di avere particolari capacità di sviluppo.

Oppia è, infatti, un sistema basato su un mentor, ovvero una persona che crea alcune domande all’interno del sito. In questo modo si spingono gli utenti a collaborare per fornire le migliori risposte e per creare un vero e proprio modulo di apprendimento. Lo stesso mentor può decidere quando un feedback è corretto o meno, se la questione va approfondita e in quali aspetti. Il sito, rispettando la privacy degli iscritti, raccoglie informazioni su come gli studenti interagiscono tra di loro, e offre ai mentor importanti suggerimenti su come “correggere il tiro” e incontrare meglio le esigenze dei partecipanti. Questa sorta di feedback continuo rappresenta la trasposizione digitale di quello che succede all’interno di una scuola classica, dove insegnanti e alunni dovrebbero stabilire un rapporto di “fiducia” reciproco. Un esempio è quando gli utenti continuano a dare risposte non adeguate alla domanda posta, oppure non chiare per tutti. In questo modo l’autore può creare un nuovo percorso di studi specifico e adatto a chi è già ad un livello successivo creando, di fatto, diversi gruppi di apprendimento.

Google ha sviluppato Oppia partendo da un presupposto: l’educazione online è fondamentale e non può essere ridotta ad una serie di contenuti video, audio o testi interattivi. “La chiave è la risposta degli utenti – si legge sul sito – una persona non può imparare a suonare il pianoforte solo guardando un video di un esperto”. Nonostante la sponsorizzazione alla base di Oppia, Google ha ribadito come la piattaforma non sia un prodotto dell’azienda, sperando che il sito viva autonomamente, aumentando e migliorando grazie ad una comunità di esperti e appassionati.

Margherita De Nadai