Quando i Social Network arrivano tra i banchi

Social Network e scuola: due concetti che in Italia difficilmente si riescono a conciliare. Nel nostro Paese, infatti, la tendenza è quella di giudicare i Social Network come negativi per l’educazione dei giovani, per i pericoli che si possono nascondere nella rete e per il loro utilizzo quotidiano talvolta eccessivo.

Ciò non accade invece negli Stati Uniti, dove, al contrario, l’uso dei Social Network nella didattica è incentivato e alcuni studi ne spiegano le motivazioni.

L’Università del Minnesota, ad esempio, ha osservato per sei mesi un gruppo di studenti di età compresa tra i 16 e i 18 anni, in 13 scuole urbane diverse del  Midwest americano che avevano inserito nella didattica l’uso dei Social Network: in essi è stato riscontrato un maggior coinvolgimento nelle attività scolastiche, un incremento delle loro competenze tecnologiche, un maggiore rapporto di collaborazione in aula e un miglioramento delle capacità comunicative… tutti benefit da inserire, in futuro, nel proprio curriculum.

La Lock Haven University, in Pennsylvania, che da dieci anni studia gli effetti della tecnologia sugli studenti, ha condotto una ricerca sull’uso di Twitter a scuola. Lo studio ha coinvolto 125 studenti, nel corso di un semestre: a 70 studenti è stato chiesto di contribuire alle discussioni in classe e di svolgere i compiti utilizzando Twitter, mentre a 55 studenti (gruppo di controllo), di partecipare alle stesse discussioni e di svolgere i medesimi compiti senza utilizzare tale Social Network. Il primo gruppo, oltre a dimostrare il doppio dell’impegno, a fine semestre ha raggiunto un profitto molto migliore rispetto al gruppo di controllo.

Anche il progetto pilota di una scuola nell’Oregon, che ha creato un corso online su iTunes nel quale gli studenti vengono incoraggiati a valutare il lavoro degli altri e a creare community online di discussione e analisi, difende l’uso dei Social Network a scuola: come conseguenza dell’iniziativa, il 50% degli studenti ha cominciato a svolgere spontaneamente compiti supplementari (senza avere alcun credito aggiuntivo in cambio), e l’assenteismo cronico si è ridotto di oltre un terzo.

Negli Stati Uniti è dunque in corso una tendenza a creare nuove tecnologie didattiche che prevedono l’uso delle reti sociali virtuali, e per ovviare ai problemi relativi alla sicurezza dei giovani in Internet, i maggiori Social Network si stanno già attivando. Facebook, ad esempio, sta creando delle schede che forniscono informazioni e risorse in ambito educativo e sulla sicurezza, sia per gli educatori e che per i genitori interessati; Myspace ha pubblicato una lista di strategie per la sicurezza online e altri numerosi siti stanno creando dei programmi per garantire la sicurezza senza sacrificare le opportunità per gli studenti.

E in Italia, quando accadrà tutto ciò…?

Margherita De Nadai